La storia di Le Castella Dalle origini del mito ai giorni nostri

Il XV secolo - L'età dei saccheggi

Passano gli anni ed ecco che Castella si trova nuovamente al centro di aspre contese. Stavolta è il re Ferdinando d'Aragona, nel 1459, a scendere sul campo di battaglia per contrastare la sete di potere di un nobile feudatario, Antonio Centelles; Castella viene assediata e costretta alla resa, fino ad essere assoggettata dopo una serie di cambi di dominio al nobile napoletano Andrea Carafa, che la acquista nel 1496 insieme alle terre di Cutro e Roccabernarda per una somma pari a novemila ducati.

Con l'infeudamento nel 1496 della contea di Santa Severina, di cui Le Castella faceva ormai parte, seguì un lento periodo di declino; tra la metà del '500 e il secolo successivo si vide diminuire la sua popolazione, sparire quasi del tutto i commerci, inaridire le sue belle campagne. Una causa importante la ricoprì la torre del castello - © Bella Italia sicuramente la potenza ottomana che dilagò come un mare di fuoco nel Mediterraneo senza incontrare significativi ostacoli.
Gli attacchi a Castella cominciarono intorno 1553, anno in cui vennero bruciate le campagne e catturati molti borghigiani. Tre anni dopo, navi turche si avvicinarono alla costa e quando si trovarono ad adeguata distanza da essa cominciarono un violento bombardamento che precedette un crudele saccheggio da parte di Ariadeno Barbarossa, il terrore dei mari. Molti trovarono la morte, altri, tra i quali un macilento ragazzo, Giovan Dionigi Galeni, destinato a diventare il famoso Kiligi Alì meglio conosciuto come Uccjalì, vennero fatti schiavi e divisi tra Sultano pirati e ciurma.

Castella non ha neanche il tempo di rimangiare le sue ferite che nel 1544 e nel 1548 il pirata Dragut la saccheggia di nuovo. Gli abitanti non si perdono d'animo, sanno che il nemico ritornerà ancora per cui rinforzano il Castello, scavano caverne nelle quali possono accedere attraverso botole ben mimetizzate, costruiscono una torre di guardia apprestano efficace difese anche in vista di un attacco da terra.
E' chiaro che tutto questo impoverisce il borgo che spesso chiede un alleggerimento momentaneo dai gravami fiscali che è obbligato a versare ai vari signori e al vescovo. Drammatiche sono nel frattempo anche le vicende dei suoi feudatari. Alla morte di Andrea Carafa (1526) la Contea di Santa Severina, che comprende anche la Terra di Castella ed altri feudi, passa a Galeotto Carafa, nipote di Andrea che deve affrontare tra l'altro le incursioni di Barbarossa e di Dragut ma anche una congiuntura economica molto sfavorevole che comporterà lo smembramento della contea di Santa Severina e la vendita di Castella a Ferrante Carafa, conte di Soriano e duca di Nocera dei Pagani.

A Ferrano succede nel 1558 il figlio Alfonso che proprio nello stesso anno deve assistere ad un'ennesima incursione turchesca. Questa volta è Mustafà Pascià che prende di mira Cutro e dopo aver arrecato notevoli danni anche a Castella, la mette a ferro e fuoco.
Durante questa scorreria viene catturata la giovinetta Caterina Ganguzza che si racconta abbia preferito darsi la morte piuttosto che diventare concubina del Sultano. Alfonso deve anche sostenere lunghe liti con il Vescovo della diocesi che vantava dei diritti su alcune terre di Castella. E' lui poi che avanza l' idea, respinta da tutti i vassalli, di abbattere addirittura Castella per impedire che vi si annidassero i Turchi.

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