La storia di Le Castella Dalle origini del mito ai giorni nostri

Ucciali, l'ultimo dei grandi corsari - 8

Anno: 1571 Agosto

Assale Cipro (Kypros). Devasta le coste dell'isola di Candia (Kriti) e quelle di Cerigo (Kithira). Cattura presso Corfù (Kerkira) le galee di Michele Barbarigo e, successivamente, le navi "Leza" e "Moceniga". Assale con 17 galee la squadra maltese di Pietro Giustinian (4 galee) e si impadronisce di altre 2. Con le sue 80 navi risale la costa dalmata ed attacca l'isola di Melena. Devasta i possedimenti veneziani di terraferma, al fine di impedire alle galee di Sebastiano Venier di portarsi a Messina e qui congiungersi con la flotta spagnola di don Giovanni d'Austria. Occupa Dulcigno (Ulcinj) con Ali Pascià, ottiene Antivari per la viltà di Alessandro Donato e Budua (Budva) per quella del podestà Agostino Pasqualigo. Ritratto di UccialiSi colloca con il Kara Ogia davanti a Castelnuovo. Sempre con il Kara Ogia, desola Lesina (Hvar) e Curzola (Korcula). A metà mese, i due corsari raggiungono Valona (Vlona) carichi del bottino preso a Lesina: nella chiesa della Madonna di tale cittadina hanno rubato il fanale del provveditore da Canal.Di seguito, effettua altre scorrerie a Zante (Zakinthos) ed a Corfù; si propone, infine, di ritornare in Africa per trascorrervi l'inverno. Alla testa di 25 galee, incrocia le coste italiane e sbarca a Santa Maria, nei pressi del villaggio, ove è nato e cresciuto. Prende terra ed i calabresi lo ingannano facendogli credere che gli equipaggi della flotta di don Giovanni d'Austria siano ancora fermi a Messina quando invece stanno navigando di fronte a Lepanto (Navpaktos). L'errore è presto scoperto e la sua reputazione ne soffre. Il sultano Selim, infine, gli proibisce di svernare in Nord Africa, pena la morte.

Anno: 1571 Settembre

Con la caduta di Nicosia (Levkosia), dopo un assedio durato quarantotto giorni, si affretta a raggiungere le acque di Candia. Raggiunge Lepanto, dove si trova la flotta di Ali Pascià: in un consiglio di guerra, consiglia i turchi di non abbandonare il sicuro ancoraggio di Lepanto.

Anno: 1571 Ottobre

Partecipa alla battaglia di Lepanto al comando dell'ala sinistra, forte di 60/ 65 galee e 28 galeotte, equipaggiate quasi esclusivamente di corsari: di fronte ha le navi di Giovanni Andrea Doria. Quando vede lo schieramento avversario, prospetta al comandante supremo, l'agà dei giannizzeri Muesinsade Ali Pascià, l'ipotesi di una falsa ritirata per attirare la flotta nemica dove il golfo si restringe, in modo da sconvolgerne lo schieramento di battaglia. Finge di volere aggirare le navi del Doria; l' ammiraglio genovese si sposta incautamente verso la costa aprendo in tal modo un varco fra le sue linee ed il centro. L'Occhiali si avvia con la massima velocità consentita dai rematori verso l'apertura larga un miglio, subito seguito da una formazione di galee corsare. Prima che le navi della lega possano chiudere il varco, riesce ad attraversarlo con altri 12 capitani e può prendere alle spalle la flotta di don Giovanni d'Austria con il vento in poppa.

Conquista la "Fiorenza"; con 7 galee si getta sulla capitana dei cavalieri di Malta, che è comandata da Pietro Giustinian, suo nemico personale. Lo scontro è accanito; il Giustinian è catturato dopo essere stato ferito da 5 frecce turche; l'Occhiali fa suo anche il vessillo dei cavalieri: sono sgozzati sul ponte 36 cavalieri e tutti gli ufficiali. Mette fuori combattimento 12 galee con l'uccisione di più di 1000 uomini. Appena tenta di disimpegnarsi , gli piomba addosso il Santa Cruz con la retroguardia. L'Occhiali taglia le cime della capitana maltese e si dà alla fuga con il gonfalone della nave avversaria: a bordo di essa si troveranno solo 3 superstiti, 2 cavalieri privi di sensi a causa delle ferite ed il Giustinian stesso: intorno ad essi giacciono i corpi di altri cavalieri, soldati e marinai e quelli di 300 turchi uccisi nel loro tentativo di avere il possesso della nave. L'Occhiali abbandona anche le 12 galee conquistate, e si mette in salvo con 25 galee e 20 galeotte, navi che hanno subito tutte forti danni nello scontro navale e che si affiancano a lui nella sua navigazione verso Costantinopoli. Ad accoglierlo nel porto, trova una folla festante ed un sultano riconoscente per avere fugato lo sconforto della sconfitta.

Con la sconfitta, la sua squadra navale rimane l'unica forza navale turca che ancora batta il mare. Sta nascosto fra un'isola e l'altra, finché gli riesce di assalire una galea veneziana, la "Bua", più lenta delle altre. A dicembre, punta su Costantinopoli.con la flotta rimastagli; raccoglie 87 navi in vari porti dell' arcipelago Viene nominato ammiraglio della flotta turca; gli è ordinato di abbandonare il soprannome di Uluge (rinnegato) per quello di Kilige Ali, Ali la Spada.

Anno: 1572 Maggio

In cinque mesi i turchi costruiscono 150 galee; per equipaggiare i suoi armati, l'Occhiali fa acquistare 20000 archibugi; sono, inoltre, rimpiazzati i rematori persi nella battaglia di Lepanto. Ha ai suoi ordini 222 galee.

Anno: 1572 Luglio

Salpa da La Goletta ed avanza minaccioso verso le coste siciliane.

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